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2 (1760) (1760)
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LIBRO DECIMO.Che di fibre, e di fulmini, e d'uccegli,E di stelle era interprete, e'ndovino;Mille ne conducea, ch'un'ordinanzaFacean tutta di picche; e tutti a PisaEran soggetti, a la novella Pisa,Che gia figlia d'Alfeo, d'Arno ora è sposa.Asture ardito cavaliero, e bello,E con bell'armi, e di color diverse,Vien dopo questi con trecento appressoDi varj lochi, ma d'un ſolo amoreAccesi a seguitarlo. Eran mandatiDa Cerete, e da i campi di Mignone,Da i pirgi antichi, e da l'aperte spiaggieDe la non salutifera Gravisca.Di te non tacerò Cigno gentileDi Cupàvo dicendo: ancor che pocheFosser le genti sue. Questi di CignoEra figliuolo, onde ne l'elmo aveaDe le sue penne un candido cimieroIn memoria del padre, e de la nuovaForma in ch'ei si cangiò, tua colpa Amore,Che de l'amor di Factonte accesoCome ſi dice, mentre che piangendoStava la morte ſua: mentre ch'a l'ombraL iiij

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