166 DELL'ENEIDEDue che'l legno traean frigj leoni,E d'Ida gli pendea di sopra il monte,Amaro suo disio, dolce ricordoDel patrio nido. In su la poppa assisoStava il duce trojano: e da ſiniſtraAvea d'Evandro il figlio, che tra viaL'interrogava, or del viaggio stesso,E de le stelle, ed or de gli altri suoi,O per terra, o per mar paſſati affanni.Apritemi Elicona alme sorelle,E cantate con me, che gente, e quantaD'Etruria Enea seguisse, e di che parte,E con qual'armi, e come il mar solcasse.Massico il primo in su la Tigre impostoAvea di mille giovini un drappello;Che di Chiusi, e di Cosa eran venuti,Con l'arco in mano, e con saette a' fianchi.Appresso a lui seguendo il torvo AbanteSotto l'insegna del dorato Apollo,Seicento n'imbarcò di Populonia,Trecento d'Elba: in cui ferrigna venaAbbonda sì, che n'erano ancor essiDal capo a i piè tutti di ferro armati.Asila il terzo sacerdote, e mago,
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