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2 (1760) (1760)
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160 DELL' ENEIDECh'Enea sforzasse a cercar briga? E farsiNemico il Re Latino? Oh'l fato addottoL'ha ne l'Italia: si, ma da le furieC'è spinto di Cassandra. E chi gli ha datoConsiglio, io forse, ch'abbandoni i suoi?Io, che dia la sua vita in preda a' venti?Io, che la cura, e'l carco de la guerraLasci in man d'un fanciullo? E che solleviI popoli d'Etruria, e l'altre genti,Che ſi ſtavano in pace? E quale DioQual mia durezza de'lor danni è rea?Qui che rilieva, o di Giuno lo sdegno,O d'Iri il ministero? Indegna cosaE certo, che da gl'itali s'infestiQueſta tua nuova Troja; e degno, e giuſtoSarà che Turno non si stia sicuroNe la ſua patria terra? Un tal nipoteDi Pilunno ch'è divo, un tanto figlioDi Venilia ch'è ninfa? E degna cosaTi par che muova Enea la guerra a Lazio?Ch'assalga, che soggioghi, che depredeLe terre altrui? Che l'altrui donne usurpi?Ch'in man porti la pace, e che per mare,E per terra armi? Tu potrai tuo figlioScampar