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LIBRO DECIMO.Scampar de' greci, tu riporre in veceDi lui la nebbia, e'l vento, tu la formaCangiar de le sue navi in altrettanteNinfe di mare; ed io cosa nefandaFarò se pongo a' rutoli un'aiuto,Per minimo che sia? Non v'è tuo figlioPresente, non vi sia; non sa, non sappia:Sei Regina di Pafo, d'Amatunta,Di Citera, e d'Idalio: e che vai dunqueProvocando con l'armi una contradaNon tua, pregna di guerre? E stuzzicandoSì bellicosa gente? Ed io son quella,Io, che l'afflitte lor fortune agognoDi porre al fondo? O perche non piu tostoChi de' greci a le man gli poſe in prima?Chi prima fu cagion, ch'a guerra adduſſeL'Europa, e l'Asia? Chi commise il furto,Chi fu della rottura il primo seme?Io condussi l'adultero pastoreA l'impreſa di Sparta? Io fui, ch'a l'armi,Io ch'a l'amor l'accesi? Allora il tempoFu d'aver tema, e gelosia de' tuoi,Non or che le querele, e le rampogneChe ne fai, sono ingiuste, e tarde, e vane.Tomo Secondo.
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