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2 (1760) (1760)
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LIBRO NONO.Ch'eran nemici. E non s'avvide il folleChe de' nemici in quella calca ancoraEra lo stesso Re da lui raccoltoA far de' suoi, qual tra le greggi imbelliIrcana tigre immane. Ei non piu tostoFu dentro; che raggiò da gli occhj un lumeSpaventevole, e fiero, e l'armi sueFieramente sonaro. Il suo cimieroNe l'aura ondeggiò sangue, e dal suo scudoUſcir folgori, e lampi. IncontinenteLa sua faccia odiata, e'l suo gran fustoRaffigurando i teucri si turbaro.Pandaro allor de la fraterna morteFervidamente irato, avanti a tuttiGli si fe 'ncontro e disse: e' non e TurnoQuesta la reggia, che t'assegna in doteLa tua Regina. E non ai d'Ardea intornoLe patrie mura; ne le forze entratoSei de' nemici, onde scampar non puoi.Or via Turno ghignando gli risposePlacidamente: via se tanto ardisci,Meco ti pruova, chè ben tostamenteA Priamo dirai, ch'in questa TrojaCome ancor nella sua trovossi Achille.K iij

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