DELL'ENEIDE148Che'l terren ſe ne ſcoſſe, e'l gran ſuo ſcudoGli tonò sopra. In tal guisa di BajaSu l'euboica riva il grave sasso,Ch'è sopra l'onde a fermar l'opre eretto,Da l'alto ordigno, ov'era dianzi appresoSi spicca, e piomba, e fin ne l'imo fondoRuinando, si tussa, e frange il mareE diſperge l'arena. Onde ne tremaProcida, ed Ischia, e'l gran Tifeo se n'angeCui sì duro covile ha Giove imposto.Qui Marte il suo potere, e'l suo favoreVolse verso i latini: animi, e forzeAggiunse loro, gl'incitò, gli accese;E di tema, e di fuga, e di scompiglioDiè cagione a trojani. E gia ch'a pugnaS'era venuto, e de la pugna il numeEra con loro; accolti d'ogni parteSi ristringono i rutoli, e fan testa.Pandaro, poiche'l suo fratello estintoSi vide avanti, e la fortuna avversa;A la porta con gli omeri appuntossi:E siccom'era poderoso, e grande,Con molta forza la rispinse, e chiuse.Molti eſcluſi de' ſuoi, che per la frettaRimaser ne le peste, e molti inclusi
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