LIBRO NONO.Lasciò l'impresa, e contra i due fratelliA la dardania porta irato accorſe.E primamente Antifate, che primoGli venne avanti: un giovine bastardoDi Sarpedonte, e di tebana madreCon un colpo di dardo a terra steſe.Colpillo ne lo stamaco, e passolliOltre al polmone: onde di caldo sangueQuasi d'un antro dilagossi un fonte.Merope, Afidno, ed Erimanto appressoOccise con la spada, un dopo l'altroCome a caso incontrogli. Atterò BiziaDopo costoro, ma non gia col dardo,E men col brando, ch'altro colpo er'uopoA sì gran corpo. A costui mentre infuria,Mentre stizza per gli occhj avventa, e foco,Infocato, impiombato, e grave un teloScaricò di falarica, ch'in guisaDi fulmine stridendo, e percuotendoLo giunse sì; che ne lo scudo avvoltoDi due bovine terga, ne la fidaLorica di due squamme, e d'or contestaNon lo sostenne. Barcollando caddeLa smisurata mole; e tal diè crollo,K ij
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