LIBRO NONO.Per ſu porvi la mano, abbandonatoAvea lo ſcudo; quando ecco volandoVenne una freccia, che la mano, e'l fiancoInsieme gli confisse, e via passandoPenetrogli al polmone. Il mortal colpoSì lo spirar de l'anima gli tolse,Che non mai piu spirò. Stavasi ArcenteD'Arcente il figlio in su' ripari arditoEgregiamente armato, e sopra l'armeD'una purpurea cotta era adobbatoDi ferrigno color, di drappo ibero:Un giovine leggiadro, che dal padreFu nel bosco di Marte a l'armi avezzo,Lungo al Simeto, u' l'ara di PalìcoTinta non come pria di sangue umano,Piu pingue, e piu placabile si mostra.Mezenzio il vide. E l'altre armi depostePrese la fromba, e con tre giri intornoSe l'avvolse a la testa. Indi scoppiandoAllentò'l piombo, che dal moto accesoSquagliossi, e con gran rombo in una tempiaIl garzon percotendo, ne l'arenaMorto quanto era lungo lo distese.Ascanio, che fin qui solo a la caccia
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