138 DELL'ENEIDEPendea, col muro insieme a terra il trasse.In quella guisa, che gli adunchi ugnoniContra una lepre, o contra un bianco cignoStende l'augel di Giove, o'l marzio lupoDa le reti rapiſce un' agnelletto,Che da la madre ſia belato invano.Si rinovar le grida: e tutti insiemeO le faci avventando, o'l foſſo empiendo,Rinforzavan l'assalto. IlionèoCon un pezzo di monte, a cui la pintaDiè giu da' merli, sopra al ponte infranseLutezio, ch'a la porta era col foco.Ligero occise Emazione. AsilaOccise Corineo, buon feritoriL'uno di dardo, e l'altro di saette.Ortigio da Cenèo trafitto giacque,Cenèo da Turno; ammazzò Turno ancoraIti, e Promolo, e Clonio, e Diosippo,E Sagari con Ida. Ida ch'in altoStava d'un torrione a la difesa.Capi ancise Priverno. Avea costuiPria nel fianco una picciola ferita,Anzi una graffiatura, che passando,Fè l'asta di Temilla: e'l male accorto
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