LIBRO NONO.Lico fu l'altro. Elenore un garzoneDi prima barba, di Licinia serva,E di Meonio Re nato di furto,E sotto Troja a militar mandatoFurtivamente. E si trovò com'eraPria ne la terra lievemente armatoCol brando ignudo, e colla targa al colloBianca del tutto; come non dipintaD'alcun suo fatto glorioso ancora.Questi vistosi in mezzo a tante gentiDi Turno, e de' latini, come fera,Ch'aggia di cacciatori un cerchio intorno,Muove contra a gli spiedi, incontr'a l'armi:Mosse, là ve' piu folte eran le schiere,E certo di morire a morte corse.Ma Lico in su le gambe assai piu destroInfra l'armi, e i nemici a fuggir volto,Giunse a le mura: ed aggrappossi in guisa,Che stendea gia le mani a' suoi compagni;Quando Turno, e co' piedi, e con la spadaLo sopragiunse, e come vincitore,Rampognando gli disse: e che pensastiFolle, uscirmi di mano? E le man tostoGli poſe adoſſo: e ſiccome dal muro
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