134 DELL'ENEIDEDa queſto pianto una meſtizia, un duoloNacque ne' teucri, e tale anco ne l'armiUn languore, un timore, una desidia,Che grami, addolorati, e di gia vintiSembravan tutti. Ond'Attore, ed Ilèo,Con quel di lei togliendo il pianto altrui,Per consiglio del saggio Ilionèo,E per compassion del buono Julo,Che molto amaramente ne piangea,Tosto a braccia prendendola, ambedueLa portaro a l'albergo. Ed ecco intantoSquillar s'ode da lunge un suon di trombe,Un dare a l'arme, ed un gridar di gentiTal, che ne tuona, e ne rimugghia il cielo.E veggonsi in un tempo i volsci tuttiSotto pavesi consertati, e strettiIn guisa di testuggine appressarsi,Empier le fosse, dirupare il vallo,E tentar la salita per le scale,Là dove la muraglia era di ſopraCon minor guardia, e là ve' raro il cerchioTralucea de la gente. Incontro a loroI teucri i sassi, i travi, ed ogni teloAvventaron dal muro; e con le picche
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