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2 (1760) (1760)
Entstehung
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132
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DELL'ENEIDE132Ch'ancor ſangue gocciando, eran pur troppoCosì lunge da' miseri compagniRiffigurati a le fattezze conte.Spiegò la fama le sue penne intanto,E la trista novella in ogni parteSparse per la città, si ch'a gli orecchjDe la madre d'Eurialo pervenne.Corſe ſubitamente un giel per l'oſſaA la meschina. E de le man le usciroLe sue tele, e i suoi fili. Indi rapitaDal duolo, e da la furia forsennata,E scapigliata ne la strada uscìo,E per mezzo de l'armi, e de le gentiCorrendo, e mugolando senza temaDi periglio, e di biasmo, andò gridando,E di questi lamenti il cielo empiendo:Ahi così concio Eurialo mi torni?Eurialo sei tu? Tu sei'l mio figlioCh'eri la mia speranza, e'l mio riposoNe l'estreme giornate di mia vita?Ahi come così sola mi lasciasti,Crudele? E come a così gran periglioN'andasti, anzi a la morte, che tua madreNon ti parlasse (oimè) l'ultima volta,