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2 (1760) (1760)
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130 DELL E NEIDERotava a cerco: e si fe' largo intantoCh'al fin lo giunse. E mentre che gridava,Cacciogli'l ferro ne la strozza, e spinse.Così non morse, che si vide avantiMorto il nemico. Indi da cento lancieTrafitto adosso a lui per cui moriva,Gittossi; e sopra lui contento giacque.Fortunati ambidue. Se i versi meiTanto an di forza; ne per morte mai,Ne per tempo sarà, che'l valor vostroGlorioso non sia, finche la stirpeD'Enea possederà del CampidoglioL'immobil sasso: e finche impero, e linguaAvrà l'invitta, e fortunata Roma.I rutoli con l'armi, e con le spoglieDe i due compagni uccisi il morto corpoAl campo ne portar del duce loro.Lagrimosa vittoria! E non meno ancoFu nel campo di lagrime, e di luttoAllor che di Rannete, e di Sarrano,E di Numa la strage si scoverse,E di tant'altri, ch'eran morti in prima.Corse ognuno a veder che parte spenti,Parte eran mezzi vivi. E caldo, e pieno,