128 DELL'ENEIDEDi fera belva: or mi concedi ch'ioQuesta gente scompigli. E la mia manoReggi, e i miei colpi. E ciò dicendo il dardoVibrò di tutta forza: egli volandoFende la notte, e giunse ove a rincontroEra Sulmone, e l'investì nel tergoLà ve'pendea la targa. E'l ferro, e l'astaPassogli al petto, e gli trafisse il core.Cadde freddo il meſchino, e con un caldoFiume di sangue, che gli uscìo davantiFinì la vita, e col singozzo il fiato.Guardanſi l'uno a l'altro. E tutti inſiemeMiran d'intorno di stupor confusi,E di timor d'insidie. E Niso intantoVia piu si studia. Ed ecco un'altro fieroColpo, ch'avea di gia librato, e drittoDi sopra gli si spicca da l'orecchio,E per l'aura ronzando in una tempiaSi conficca di Tago, e passa a l'altra.Volſcente acceſo d'ira, non veggendoCon chi sfogarla: al giovine rivolto;Tu me ne pagherai per ambi il fio,Disse, e strinse la spada, e ver lui corse.Niso a tal vista spaventato, e fuori
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