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2 (1760) (1760)
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126
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126 DELL'ENEIDEA gli avversi suoi raggj la celataDel mal' accorto Eurialo rifulse.Di cotal vista insospetti Volscente;E gridò da la squadra. O là fermate.Chi viva? A che venite? Ove n'andate?Chi siete voi? La lor risposta incontroFu sol di porsi in fuga, e prevalersiDe la selva, e del bujo. I cavalieriRatto chi qua, chi là, corsero a' passi,Circondarono il bosco; ad ogni uscitaPosero assedio. Era la selva un ampiaMacchia d'elci, e di pruni orrida, e folta,Ch'avea rari i ſentieri occulti, e ſtretti.E gl'intrichi de' rami, e de la predaCh'era pur grave, e'l dubbio de la ſtradaTenean sovente Eurialo impedito.Niso disciolto, e lieve, e del compagnoNon s'accorgendo, ch'era in dietro assaiOltre si spinse: e gia fuor de'nemiciEra ne' campi che dal nome d'AlbaSi son poi detti albani. Allor le razze,E le stalle v'avea de' suoi cavalliIl Re Latino. E qui poscia ch'un pocoEbbe il ſuo caro amico indarno atteſo