LIBRO NONO.Del caval di Rannete, e le sue borchieEurialo si prese, con un cintoBollato d'oro, un prezioso donoChe Cedico, un ricchissimo tirannoA Remolo tiburte ospite assenteFece in quel tempo. Remolo al nipoteLo laſciò per retaggio; e queſti in guerraNe fu poſcia da' rutoli ſpogliato.Quinci gli ebbe Rannete, e quinci predaFur d'Eurialo al fine: egli gravonneI forti omeri indarno. Appresso in capoS'adattò di Mesapo un lucid' elmoD'alto cimiero adorno. E'n questa guisaSe ne partian vittoriosi, e salvi.Intanto di Laurento eran le schiereUſcite a campo, e i lor cavalli avantiPrecorrean l'ordinanza. Ed a Re TurnoNe portavan avviso. Eran trecentoTutti di ſcudi armati. E capo, e guidaN'era Volscente: gia vicini al campoScorgean le mura; quando fuor di stradaViddero da man manca i due compagniTener sentiero obliquo. Era un barlume,Là v'era l'ombra, e là v'era la luna,
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