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2 (1760) (1760)
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LIBRO NONO.Dodici fra mill'altri eletti corpiDi bellissime donne, e dodici altriDi giovini pregioni, e l'armi loroCon essi insieme, e di Latino stessoLa regia villa. Or te mio venerandoFanciullo abbraccio, a gli cui giorni i mieiVan piu vicini. Io te con tutto il coreAccetto per compagno, e per fratelloIn ogni caso; e nulla o gloria, o giojaProcurerommi in pace unqua, od in guerra,Che non sii meco d'ogni mio pensiero,E d'ogni ben partecipe, e consorte.E ne le tue parole, e ne' tuoi fatti,Somma speme avrò sempre, e somma fede.Eurialo rispose: o fera, o miteChe fortuna mi sia, non sarà maiCh'io diſcordi da me: mai non ugualeLo mio cor non vedrassi a questa impresa.Ma sopra a gli altri tuoi promessi doniQuesto solo bram'io. La madre mia,Che dal ceppo di Priamo è discesa,E che per me seguire ha la meſchinaNon pur di Troja abbandonato il nido,Ma'l ricovro d'Aceste, e la sua vitaH iiij

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