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2 (1760) (1760)
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118
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118 DELL'ENEIDEDolce ricordo. Anzi io (soggiunse Julo)Che senza il padre mio la mia saluteVeggio in periglio: per gli Dei penati,Per la casa d'Assaraco, per quantoDovete al sacro, e venerabil numeDe la gran Vesta (ogni fortuna miaPonendo, ogni mio affare in grembo a voi)Vi prego a rivocare il padre mio.Fate ch'io lo riveggia. E nulla poiSarà, di ch'io piu tema. E gia vi donoDue gran vasi d'argento, che scolpitiSono a figure: un de' piu ricchi arnesiChe del ſacco d'Arisba in preda aveſſeIl padre mio, due tripodi, due d'oroMaggior talenti, ed un tazzone anticoDe la sidonia Dido. E se n'è datoTener d'Italia il desiato regno,E che preda ſortirne unqua mi tocchi;Quello stesso destrier, quelle stesse armiGuarnite d'oro, onde va Turno altero,E quel suo scudo, e quel cimier sanguignoSottrarrò da la sorte: e di gia NisoGli ti consegno: e ti prometto in nomeDel padre mio, che largiratti ancora