LIBRO NONO.Al Palanteo n'andremo. E ne vedreteAssai tosto tornar carchi di spoglieDe gli avversarj nostri, e tutti aspersiDel sangue loro. E non fia che la stradaNe gabbi; chè piu volte qui d'intornoCacciando, avemo e tutta questa valle,E tutto il fiume attraverſato, e ſcorſo.Qui d'anni grave, e di pensier maturoAlete al ciel rivolto: o patrj Dii(Disse esclamando) il cui nume fu semprePropizio a Troja, pur del tutto spentaNon volete che sia ( mercè di voi)Poscia che questo ardire, e questi coriNe' petti a' nostri giovini ponete.E stringendo le man, gli omeri, e'l colloOr de l'uno, or de l'altro, ambi onorava:Di dolcezza piangendo. E qual (dicea)Qual generoſi figlj a voi daraſſiDi voi degna mercede? Iddio ch'è primoDe gli uomini, e supremo guiderdone,E la vostra virtù premio a se stessaSia primamente; Enea poscia useravviSua largitate: e questo giovinetto,Che d'un tal vostro merto avrà mai sempre
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