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2 (1760) (1760)
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113
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LIBRO NONO.Eurialo, io non so, se Dio mi sforza,A seguir quel ch'io penso; o se'l pensieroStesso di noi fassi a noi forza, e Dio.Un deſiderio ardente il cor m'invogliaD'uscire a campo, e far contra nemiciUn qualche degno, e memorabil fatto: di star pigro, e neghittoso aborro.Tu vedi come sicuri, ed ebri,E sonnacchiosi i rutoli si stanno,Con rari fochi, e gran silenzio intorno.L'occasione è bella: ed io son fermoDi porla in uso: or in qual modo, ascolta.Ascanio, i consiglieri, e'l popol tutto,Per richiamare Enea, per avvisarlo,E per avvisi riportar da luiCercan messaggi. Io, quando a te promessoPremio ne sia (ch'a me la fama solaBasta del fatto) di poter m'affidoLungo a quel colle investigar sentiero,Onde a Palanto a ritrovarlo io vadaSecuramente. Eurialo a tal direStupissi in prima: indi d'amore accesoDi tanta lode, al suo diletto amicoCosì rispose: adunque ne l'impreseTomo SecondoH

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