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2 (1760) (1760)
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112 DELL'ENEIDE.Da la muraglia, e per timore armatiVisitavan le porte: e'n su ripariFacean bertesche, e sferratoje, e ponti.Era Memmo lor sopra, e'l buon SergestoChe fur dal padre Enea nel suo partireA guerreggiar (se guerra si rompesse)Per condottieri, e per maestri eletti.Gia ſu le mura, ovunque, o da periglioO da la voce eran disposti, ognunoTenea il suo luogo. Un de' piu fieri in armeNiso d'Irtaco il figlio ad una portaEra proposto. Da le caccie d'IdaVenne costui mandato al trojan duce,Gran feritor di dardo, e di saette.Eurialo era seco un giovinettoIl piu bello, il piu gajo, e'l piu leggiadro,Che nel campo trojano arme vestisse?Ch' appena avea la rugiadoſa guanciaDel primo fior di gioventute aspersa.Era tra questi due solo un'amore,Ed un volere : e nel mestier de l'armiL'un sempre era con l'altro. Ed ambi insiemeStavano allor vegghiando a la difesaDi quella porta. Disse Niso in prima:Eurialo,