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2 (1760) (1760)
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LIBRO NONO.I custodi occidendo, assalirogli:Ne del cavallo ne l' oſcuro ventreMi appiatterò. Di giorno apertamenteD'armi e di foco cingerogli in guisa,Ch' altro lor sembri, che garzoni, e cerneAver de' greci, e di pelasgi intorno:Di cui l'assedio infino al decim'annoEttor sostenne. Or poscia, che del giornoS'è buona parte insino a qui passataFelicemente; il resto che n'avanzaAttendete a posarvi, a ristorarvi,A disporvi a l'assalto: e ne sperateLieto successo. Indi a Mesapo incarcoSi dà, che sentinelle, e guardie, e fochiDisponga anzi a le porte, e intorno al muro.Ei sette, e sette capitani egregiRutoli tutti a quest' impresa elesse,Con cento che n'avea ciascuno appressoDi purpurei cimieri ornati, e d'oro.Questi le mute variando, e l'ore,Scorrevano a vicenda; e'ntorno a' fochiDesti in su l'erba, infra le tazze e l'urneTracan la notte in gozoviglie, e'n giuochi.Stavano i teucri, il campo rimirando

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