110 DELL' ENEIDEChe non soli gli atridi, e non sol'ArgoN'an duolo, e sdegno. O basta ch'una voltaNe son periti; si, se lor bastasseD'aver in ciò sol una volta errato.Nuovo error, nuova pena. Or non arannoOmai queſt' infelici in odio affattoLe donne tutte, a tal di gia condotti;Che non an de la vita altra fidanzaChe questo poco e debile steccato,Che da lor ne divide? E tanto a penaSon lunge dal morir quanto s'indugiaA varcar questa fossa? In ciò ripostoAn la speme, e l'ardire? O non an vistoLe mura anco di Troja, che costrutteFur per man di Nettuno a terra sparse,E'n cenere converse? Ma chi mecoDi voi guerrieri eletti è, che s'accingaD'assalir queste mura, e queste gentiGia di paura offese? A me lor contraD'uopo non son ne l'armi di Volcano,Ne mille navi. E vengane pur tuttaL'Etruria insieme. E non furtivamente,E non di notte come fanno i vili;Il Palladio involando, e de la rocca
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