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2 (1760) (1760)
Entstehung
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109
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LIBRO NONO.(Mirabil mostro!) quante a riva in primaEran le navi, tante di donzelleSi vidder per lo mar sereni aspetti.Sgomentaronsi i rutoli, e MesapoCo'suoic avalli attonito fermossi.Il padre Tiberin roco muggiandoDal mar fuggissi. Ne perciò di TurnoCessò l'audacia. Anzi via piu feroceGli altri esortando, e riprendendo: ah (disseDi che temete? Incontro a i teucri stessiVengon questi prodigj. E loro ha GioveDe le lor forze esausti. Il ferro, e'l focoNon aspettan de'rutoli: an del marePerduta, e de la fuga ogni speranza.Essi del mare infino a qui son privi:E la terra è per noi, tante son gentiD'Italia in arme. Ne tem'io de' vanti,Che de'lor vaticinj, e de' lor fatiDa lor si danno. Assai de' fati, assaiE l'intento di Venere adempitoChe son nel Lazio. E'ncontro a i fati loroSon anco i miei; che tor del Lazio io deggiaAnzi del mondo questi sceleratiDe l'altrui donne usurpatori, e drudi.

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