108 DELL'ENEIDECosì detto il torrente, e la vorago,E la squallida ripa, e l'atra peceD'Acheronte giurando, abbaſsò'l ciglio:E fè tutto tremar col cenno il mondo.Or questo era quel dì, quest'era il fineDa le parche dovuto a i teucri legni.Onde la madre idèa contra l'oltraggioSi fè di Turno e gli sottrasse al foco.Primieramente inuſitata luceBalenando rifulse. Indi un gran nemboDi coribanti per lo ciel trascorſeDi ver l'aurora. Ed una voce udissi,Ch'empiè di meraviglia, e di ſpaventoL'un'esercito, e l'altro: o miei trojaniDicendo, non vi caglia a' miei naviljPorger ſoccorſo: ne perciò nel campoUſcite a riſchio. Arderà Turno il marePria che le sacre a me dilette navi.E voi mie navi itene sciolte: e DeeSiate del mare. Io genitrice voſtraLo vi comando. A questa voce in quantoUdissi a pena, s'allentar le funiDe' lor ritegni; e di delfini in guisaCo 1 rostri si tuffaro. Indi sorgendo
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