LIBRO NONO.Ma quando de l'armata ebbe uopo in primaIl giovine trojano; al magisteroVolentier de' suoi legni il cencedei.Quinci uscir le sue navi: e come figlieDi quella ſelva, a me ſon ſacre, e careSì; ch'or ne temo. E del timor che n'aggioPriego, che m' assicuri, e'l priego mioQuesto possa appo te, che tanto puoi,Che ne da corso mai, ne da fortunaSian de' venti, o di flutti, o di tempesteSquassate, o vinte: e lor vaglia, che nateSon ne' miei monti. A cui Giove rispose:Madre a che stringi i fati? E qual, per cuiCerchi tu privilegio? A mortal coſaFarò dono immortale? E mortal uomoNon sarà sottoposto a rischj umani?Ed a qual de gli Dei tanto è permesso?Piu tosto allor, che saran giunte al fine,E ch'in porto saranno, a quelle tutte,Che ſcampate da l'onde, il teucro duce,Avran ne' campi di Laurento esposto,Torrò la mortal forma, e Dee farolle;Che qual di Nereo, e Doto, e GalateaFendan co i petti, e con le braccia il mare.
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