106 DELL' ENIEDED'onde, e d'argini cinta, era nascosta.Qui foco esclama. E foco di sua manoCon un ardente pino a' ſuoi ſeguaciDispenſa, e lor con la preſenza accende.Onde tosto, e le faci, e i legni appresiFumo, fiamme, faville, e vampi, e nubi,E volumi di pece al ciel n'andaro.Muse ditene or voi: qual nume allora,Scampò de' teucri i legni, e come un tantoDe la novella Troja incendio estinse.Fama di tempo in tempo, e prisca fedeN'avvera il fatto: e voi conto ne'l fate.Dicon, che quando a navigar coſtrettoEnea primieramente i suoi naviljA formar cominciò nel bosco idèo;D'Ida, di Berecinto, e de gli DeiLa madre, al somno Giove orando, disse:Figlio, che sei per me de l'universoMonarca eterno: a me tua cara madreFà quel, ch'io chieggio, e tu mi devi onore.E nel gargaro giogo un bosco in cimaDa me diletto, ed al mio nume addittoGia di gran tempo. Era d'abeti, e d'aceri,E di pini, e di picee ombroso, e denso;
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