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2 (1760) (1760)
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104
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104 DELL'ENEIDEOgnuno a l'armi; ognuno a la muraglia,Ecco 1 nemici. Di ciò corre il gridoPer tutta la città. Chiuggon le porte:Empion le mura. Tale avea partendoDato il sagace Enea precetto, e norma,Ch'in caſo di rottura a campo apertoSenza lui non s'ardisse, o spiegar schiere,O far conflitto; e solo a la difeſaS'attendesse del cerchio. Ira e vergognaGli animava a la zuffa: editto, e temaGli ritenea del duce. Ond' entro armatiNe le torri, in su' merli, e ne' ripariAspettaro i nemici. A lento passoProcedea l'ordinanza. E Turno a voloCon venti eletti cavalieri avantiSi spinse, e d'improviso appresentossi.Cavalcava di Tracia un gran corsieroDi bianche macchie il vario tergo asperso,E'l suo dorato, e luminoso elmettoD'alto cimier copria creſta vermiglia.Qui fermo: chi di voi giovini (disseMeco sarà contra nemici il primo?E quel ch'era di pugna inizio, e segno,L'asta a l'aura avventando, alteramente