LIBRO NONO.Così repente? Io veggio aprirsi il cielo,Vagar le ſtelle. O qual tu de' celeſtiSii, ch'a l'armi m inviti? Io lieto accettoUn tanto augurio: e lo gradiſco, e'l ſeguo.Così dicendo, al fiume si rivolse:N'attinse: se ne sparse: e preci, e votiMolte fiate al ciel porse, e riporse.Eran gia le ſue genti a la campagna,E de' cavalli il condottier MesapoDi ricca sopravesta ornato, e d'oroMovea davanti, I giovini di TirroTenean l'ultime ſquadre; e Turno in mezzoCon tutto il capo a tutta la battagliaSopravanzando, armato cavalcavaPer l'ordinanza. In cotal guisa i campiPrimieramente inonda il Gange, o'l NiloCon sette fiumi; indi ristretto, e quetoCorrendo entro al suo letto si raccoglie.Qui d'improvviso d'uno oscuro nemboDipolve il ciel ravvilupparsi i teucriScorgon da lunge, e ntorbidarsi i campi.Caìco il primo da l'avversa moleGridando. O (disse) cittadini, un gruppoVer noi di polverìo ne l'aura ondeggia.G 111
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