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2 (1760) (1760)
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LIBRO OTTAVO.E piu lunge nel fondo era la boccaDe la tartarea tomba, e del gran DiteLa reggia aperta: ov' anco eran le pene,E i castighi de gli empj: e quivi appesoStavi tu scelerato CatilinaSopra d' un ruvinoſo acuto ſcoglioA gli spaventi de le furie esposto:E ſcevri eran da queſti fortunatiLuoghi de' buoni, a cui'l buon Cato è duce.Gonfiava in mezzo una marina d'oroCon la ſpuma d' argento, e con delfiniD' argentino color, che con le codeGivan guizzando, e con le ſchiene in arcoGli aurati flutti a loco a loco aprendo.E i liti e'l mare, e'l promontorio tuttoSi vedea di Leucate a l'attia pugnaStar preparati. E d' una parte AugustoSovra d'un alta poppa aver d'intornoEuropa, Italia, Roma, e i suoi quiriti,E'l senato, e i Peñati, e i grandi Iddii.Di tre stelle il suo volto era lucente;Due ne facea con gli occhj, ed una sempreDel divo padre ne portava in fronte.Ne l'altro corno Agrippa era con luiTomo Secondo.G

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