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2 (1760) (1760)
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DELL'ENEIDE98Del maritimo stuolo invitto duce,Ch'altero, e 'l capo alteramente adornoDe la rostrata sua naval corona,I venti, e i numi avea fausti, e secondi.Da l'altra parte vincitore AntonioDi ver l'aurora, e di ver l'onde rubreBarbari ajuti, esterne nazioni,E diverse armi dal Catajo al NiloTutto avea seco l'Oriente addotto.E la zingara moglic era con lui,Milizia infame! Ambe le parti mosseSe ne gìan per urtarsi, e d'ambe il mareScisso da' remi, e da stridenti rostri,Lacero ſi vedea, ſpumoſo e gonfio.Prendean de l'alto i legni, in tanta altezza,Che Cicladi, con Cicladi divelteParean nel mar gir a incontrarsi, o'n terraMonti con monti: di fatte moliAvventavan le genti, e foco, e ferroOnde il mar tutto era sanguigno, e rogio.Stava qual Isi la Regina in mezzo,Col patrio sistro: e co' suoi cenni il motoDava a la pugna. E non vedea (meschina)Quai due colubri le venian da tergo.L'abbajatore Anubi, e i mostri tutti,