DELL'ENEIDE96E Manlio che del tempio, e de la roccaStava a difesa, e la romulea reggia,Che'l comignolo avea di stoppia ancora.Tra portici dorati iva d'argentoL'ali sbattendo, e schiamazzando un'oca,Ch'aprìa de' galli il periglioso agguato.E i galli per le macchie, e per le balzeDe l'erta ripa, da la buja notteDifesi, quatti quatti erano in cimaGia de la rocca ascesi. Avean le chiome,Avean le barbe d'oro: aveano 1 saiDi lucid' ostro divisati a liste;E d' or monìli a i bianchi colli avvolti.Di forti alpini dardi avea ciascunoDa la destra una coppia: e ne' pavesiStavan co i corpi rannicchiati, e chiusi.Quinci de' ſalj, e de' luperci ignudiE de' greggi de' flamini scolpitoV'avea le tresche, e i cantici, e i tripudj,Ed essi tutti, o co 1 lor fiocchi in testaO con gli ancìli, o con le tibie in mano.Cui le ſacre carrette ivano appreſſoCo i santi simolacri, e con gli arredi,Che traean per le vie le madri in pompa.
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