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2 (1760) (1760)
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LIBRO OTTAVO.Rapina di donzelle, un darsi a l'armeInfra Romolo, e Tazio, e Roma, e Curi.E poscia infra gli stessi Regi armatiDi Giove anzi a l'altare; un tener tazzeIn vece d'armi in mano; un ferir d'ambeLe parti un porco, e far connubj, e pace.Ne di qui lunge erano a quattro a quattroGiunti a due carri otto destrier feroci,Che qual Tullo imponea (stato non fossi,Tu mendace, e traditore Albano)In due parti traean di Mezio il corpo;E com era tratto, i brani, e'l sangueNe mostravan le siepi, i carri, e'l suolo.V'era oltre a ciò Porsenna il tosco Rege,Ch'imperioſamente da l'eſſiglioRivocava i Tarquinj: e'n duro assedioNe tenea Roma; che del giogo schivaS'aventava nel ferro. Avea nel voltoScolpito questo Re sdegno, e minaccie,E meraviglia, che sol Cocle osasseTener il ponte: e Clelia una donzellaVarcare il Tebro, e scior la patria, e lei.In cima de lo scudo il CampidoglioEra formato, e la tarpeja rupe,

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