DELL'ENEIDE94Son di fin'oro, e di forbito elettro,Meravigliando al fin sopra lo scudoSi ferma: e l'indicibile artificioOnd'era inteſto, e l'argomento eſplora.In questo, di commesso, e di rilievoAvea fatto de' fochi il gran maestro(Come de' vaticinj, e del futuroPresago anch'egli) con mirabil'arteLe battaglie, i trionfi e i fatti egregD'Italia, de' romani, e de la stirpe,Che poi ſceſe da lui. Dal figlio AſcanioIncominciando, i descendenti tutti,E le guerre, che fer di mano in mano.V'avea del Tebro in su la verde rivaFinta la marzial nudrice lupaIn un'antro accosciata, e i due gemelli,Che da le poppe di sì fiera madreLascivetti pendean, senza pauraSeco scherzando: ed ella umile, e blandaStava col collo in giro, or l'uno, or l'altroCon la lingua forbendo, e con la coda.V'era poco lontan Roma novellaCon una pompa, e con un circo avantiPien di tumulto, ov'era un insolente
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