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2 (1760) (1760)
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LIBRO OTTAVO.Ch'oltre al gelido rio per erma valleSe'n gìa da gli altri solitario, e scevro,Apertamente gli s'offerse, e disse.Eccoti'l don, che da me, figlio, attendiDi man del mio consorte. Or francamenteGli orgogliosi laurenti, e'l fiero TurnoSfida a battaglia, e gli combatti, e vinci.E ciò detto, l'abbraccia, indi gli additaD'armi qua$i un trofeo; ch'appo una querciaDianzi da lei deposte, ncontro a gli occhjFacean barbaglio, e' ncontro al sol piu soli.D'un tanto dono Enea, d'un tale onoreLieto, e non sazio di vederlo, il mira,L'ammira, e'l tratta. Or l'elmo in man si prende.E l'orribil cimier contempla, e'l focoChe d'ogni parte avventa: or vibra il brandoFatale: or ponsi la corazza avantiDi fino acciajo, e di gravoso pondo,Che di ſanguigna luce, e di coloriDiversamente accesi era splendente:Qual ſembra di lontan cerulea nubeArder col sole, e variar col moto.Brandisce l'asta, gli stinier vagheggiaNitidi, e lievi, che fregiati, e fusi

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