LIBRO OTTAVO.Questa misera vita: or ch'è la tema,Or ch'è la ſpeme del futuro incerta:E che te figlio mio, mio sol dilettoE da me desiato in braccio io tengo,Anzi ch'altra novella me ne venga,Che'l cor pria che gli orecchj mi percuota.Così'l padre ne l'ultima partitaDisse al suo figlio: e da l'ambascia vintoFu da' sergenti riportato a braccio.A la campagna i cavalieri intantoErano usciti. Enea col fido Acate,E co' suoi primi era nel primo stuolo.Pallante in mezzo risplendea ne l'armiCommesse d'oro, risplendea ne l'ostro,Che l'arme avean per sopravesta intorno.Ma via piu risplendea ne' suoi sembianti,Ch'eran di fiero, e di leggiadro insieme.Tale è, quando lucifero, il piu caroLume di Citerea da l'OceanoQuasi da l'onde riforbito estolleIl sacro volto, e l'aura fosca inalba.Stan le timide madri in su le muraPallide attentamente rimirandoQuanto puon lunge il polveroso nembo
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