90DELL'ENEIDECo' miei nemici, e vincitore, i montiArsi di scudi; allor ch'Erilo stesso,Lo stesso Re con queste mani ancisi:A cui nascendo avea Feronia madreDate tre vite, e tre corpi: e tre volte(Meraviglia a contarlo!) era mestieroCombatterlo, e domarlo; ed io tre volteLo combattei, lo vinſi, e lo ſpogliaiD'armi, e di vita: ſe tal dico io foſſi,Mai non sarei da te, figlio diviso:Mai non fora Mezenzio oso d'opporsiA questa barba: ne per tal vicinoVedova resterebbe or la mia terraDi tanti cittadini. O Dii superni,O de' superni Dii nume maggiorePietà d'un Re servo, e devoto a voi,E d'un padre, che padre è ſol d'un figlioUnicamente amato. E ſe da' fati,Se da voi m'è Pallante preservato,E s'io vivo or per rivederlo mai;Queſta mia vita preſervate ancoraCon quanti unqua foffrir poteſſi affanni;Ma se fortuna ad infortunio il tragge,Ch'io dir non oſo: or or (prego) rompeto
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