LIBRO OTTAVO.Fatte due parti; la piu forte eleggePer ſeco addurre a preparar la guerra.L'altra a seconda per lo fiume invìa,Che pianamente, e ſenz' alcun contraſtoSi rivolga ad Ascanio, e dia novelleDelle coſe, e del padre. A quei che ſecoIn Etruria adducea, tosto provistiFuro i cavalli. A lui venne in disparteDa tutti gli altri un palafreno elettoDi pelle di leon tutto coverto,Ch'i velli avea di seta, e l'ugna d'oro.Per la picciola terra in un momentoSi sparge il grido, ch'a i tirreni litiNe va lo ſtuol de' cavalieri in fretta.Le madri paventose a i tempj intornoRinovellano ī voti; e gia per temaPiu vicino il periglio, e piu l'aspettoSembra di Marte atroce. Evandro il figlioNel dipartir teneramente abbraccia:Ne divelto da lui, ne sazio ancoraDi lagrimar gli dice: o se da GioveMi fosse, figlio, di tornar concessoOra in quegli anni, e'n quelle forze, ond'ioSotto Preneste il primo incontro fei
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