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2 (1760) (1760)
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88 DELL'ENEIDEScintillando, facean fremiti, e lampi.Stupiron gli altri. Ma'l trojano eroe,Che'l cenno riconobbe, e la promessaDe la diva sua madre: oſpite (diſſe)Di saver non ti caglia quel ch'importiQueſto prodigio: baſta ch'ammonitoSon'io dal cielo, e questo e'l segno, e'l tempoChe la mia genitrice mi prediſſe.Che quandunque di guerra incontro ave$$i,Allora ella dal ciel presta sarebbeCon l'armi di Volcano a darmi aita.Or quanta di voi strage mi promettoInfelici laurenti; e qual castigoTurno da me n'avrai: quant'armi, quantiCorpi volgere al mar Tebro ti veggio.Via, patto, e guerra mi si rompa omai.Così detto; dal ſolio alto levoſſi,E con Evandro, e co' suoi teucri in primaD'Ercole visitando i santi altari;Il sopito carbon del giorno avantiLieto desta, e raccende: i Lari inchina;I pargoletti ſuoi Penati adora:E di piu scelte agnelle il sangue offrisce.Indi torna a le navi, e de' compagni