LIBRO OTTAVO.Di Lenno il padre; ecco sorgendo il sole,Surse al cantar de' matutini augelliIl vecchio Evandro: e fuori uscìo vestitoDi giubba con le guiggie a' piedi avvoltiCom'è tirrena usanza. Avea dal destroOmero a la tegèa, nel manco latoUna ſua greca ſcimitarra appeſa.Avea da la sinistra di panteraUna picchiata pelle, che d'un tergoGli si volgea su l'altro. E da la roccaScendendo, gli venian due cani avantiCome custodi i suoi passi osservando.In questa guisa il generoso eroeCome quei, che tenea memoria, e curaDi compir quanto avea la sera avantiRagionato, e promesso; a le secreteStanze del padre Enea si ricondusse.Enea da l'altra parte assai per tempoS' era levato, e ſolo in compagniaL'un seco avea Pallante, e l'altro Acate.Poscia, che rincontrati, e'nsieme accoltiSi ſalutaro, al fin tra loro aſſiſiA ragionar si diero. E prima EvandroCosì parlò: signor, cui vivo, in vitaF 1
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