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2 (1760) (1760)
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LIBRO OTTAVO.Avea il cor punto, le ſi volſe, e diſſe:A che sì lungo essordio? Ov'è consorteVer me la tua fidanza? Io fin da l'oraSe t'era grado, avrei d'arme proviſtiI teucri tuoi. Ne'l Padre onnipotenteNe i fati ci vietavano, che TrojaNon si tenesse, e Priamo non fusseRestato ancor per diece altr'anni in vita.Ed or s'a guerra t'apparecchi; e questoE tuo consiglio; quel che l'arte puoteO di ferro, o di liquido metallo,Quanto 1 mantici an fiato, e forza il focoIo ti prometto. E tu con questi preghiCessa di rivocar la possa in forseDel tuo volere, e'l mio desir, ch'è sempreDi far le voglie tue paghe, e contente.Così dicendo, disioso in braccioLa ſi recò: gioinne, e poſcia in gremboDi lei placidamente addormentossi.Finito il primo sonno, e de la notteGia corso il mezzo, come feminella,Che col fuso, o con l'ago, o con la spuolaLa sua vita sostenta, e de' suoi figlj;Che la notte aggiungendo al suo lavoro,

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