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2 (1760) (1760)
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78 DELL'ENEIDEE tra' rutoli è fermo. A te mio sposoRicorro, a te mio venerando Nume,E madre, per un figlio arme ti chieggio:Quel che da te di Nereo la figlia,E di Titon la moglie hanno impetrato.Mira in quant'uopo io le ti chieggio, e quantiE che popoli sono a mia ruina,E de' miei congregati, e qual fan d'armiA porte chiuſe orribile apparecchio.Stava a questa richiesta in se VulcanoRitroso anzi che no; quando CiprignaCon la tiepida neve, e col viv' ostroDe le sue braccia al collo le si avvinse,E strinselo, e baciollo. In un momentoLa consueta fiamma le s'apprese,E per l'ossa gli corse a le midolle,E per le vene al core, in quella guisa,Che di coruſca nube eſce repenteUna lucida lista, e lampeggiando,E ſerpendo il ciel tutto empie di foco.Sentì la ſcaltra, che ſapea la forzaDi sua beltà, che l'avea preso, e vinto.E de l'inganno si compiacque, e rise.E'l buon marito, che d'eterno amore