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2 (1760) (1760)
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80DELL'ENEIDEE dal ſuo focolar pria che dal ſoleProccacciandosi'l lume; a la conocchia,A l'aspa, a l'arcolajo esercitandoSta le povere ancelle, onde mantengaIl casto letto, e i pargoletti suoi:Tale, in tal tempo, e con tal cura a l'opraSurse il gran fabro, e la fucina aperse.Giace tra la Sicania da l'un canto,E Lipari da l'altro, un'isoletta,Ch'alpeſtra, ed alta, eſce de l'onde, e fuma.Ha sotto una spelonca, e grotte intorno,Che di feri ciclopi antri, e fucineSon da'lor fochi affumicati, e rosi.Il picchiar de l'incudi, e de' martelli,Ch'entro si sente, lo stridor de' ferri,Il fremere, e'l bollir de le sue fiammeE de le sue fornaci, d'Etna in guisa,Intonar s'ode, ed anelar si vede.Queſta è la caſa, ove qua giu s'adopraVolcano, onde da lui Volcania è detta.E qui per l'armi fabricar disceseDel grand'Enea. Stavan ne l'antro alloraSterope, e Bronte, e Piragmone ignudiA rinfrescar l'aspre saette a Giove.

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