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2 (1760) (1760)
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LIBRO OTTAVO.Fortuna, e l'invincibil mio destinoPortato al fine. E qui posar mi feroGli oracoli tremendi, e ſpaventoſiDi Carmenta mia madre, e Febo stessoChe mia madre inspirava. E fin qui dettoSi spinse avanti. E quell'ara mostrogli,E quella porta, che fu poi di RomaCarmental detta, onore, e ricordanzaDe la ninfa indovina, ch'anzi a tuttiDel Palanteo prediſſe, e de'romaniLa futura grandezza. Indi seguendoUn gran boſco gli moſtra, ove l'aſiloRomolo contrafece. E'l Lupercale,Che quale era in Arcadia a Pan LiceoSotto una fredda rupe era dicato.Poscia de l'Argileto gli dimostraLa sacra selva. E d'Argo ospite il casoGli conta, e ſe ne purga, e ſe ne ſcuſa.A la tarpeja rupe, al CampidoglioPoscia l'addusse: al Campidoglio or d'oro,Che di ſpini in quel tempo era coverto.Un'ermo colle, da i vicini agreſtiPer la religion del loco stessoInfino allor temuto, e riverito.

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