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2 (1760) (1760)
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74 DELL'ENEIDESaturno il primo fu, ch'in queste partiVenne dal ciel cacciato, e vi s'ascose:E quelle rozze genti, che diſperſeEran per questi monti, insieme accolse,E diè lor leggi. Onde il paese poiDa le latebre sue Lazio nomossi.Dicon che sotto il suo placido imperoCon giuſtizia, con pace, e con amoreSi visse un secol d'oro: in fin che poscia,L'età degenerando a poco a pocoSi fe' d'altro colore, e d'altra lega.Quinci di guerreggiar venne il furore,L'ingordigia d'avere, e le miſchianzeDe l'altre genti. L'assalir gli ausonj,L'inondar i sicani. Onde piu volteQuesta che pria Saturnia era nomata,Ha con la signoria cangiato il nome,E co' signori. E quinci è che da Tebro,Che ne fu Re terribile, ed immane,Tebro fu detto questo fiume ancora,Ch'Albula ſi dicea ne' tempi antichi.Ed ancor me, de la mia patria in bandoDopo molti periglj, e molti affanniDel mar sofferti, ha qui l'onnipotente