LIBRO OTTAVO.Dicean di Caco, e della sua spelonca,E de' suoi fuochi. E i boschi, e i colli intornoRispondean rintonando. Eran finitiI ſagrifizj, quando il vecchio EvandroMosse ver la cittade. E seco a pariDa l'un de'lati Enea, da l'altro il figlioAvea, cui s'appoggiava. E ragionandoDi varie cose, agevolava il calle.Enea, meravigliando, in ogni parteVolgea le luci, desioso, e lietoDi veder quel paese, e di saperneI siti, i luoghi, e le memorie antiche;Di che ſpiando il primo fondatoreDe la romana rocca: in cotal guiſaA dir gli cominciò: Questi contorniEran pria selve. E gli abitanti loroEran qui nati, ed eran fauni, e ninfeE gente che di roveri, e di tronchiNata, ne di costumi, ne di culto,Ne di tori accoppiar, ne di por vitiNe d'altr'arti, o d'acquisto, o di risparmoAvean notizia, o cura. E'l vitto loroEra di cacciagion, d'erbe, e di pomi:E la lor vita aspra, innocente, e pura.
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