LIBRO OTTAVO.Il comun Dio chiamate, e lietamenteL'un con l'altro invitatevi, e beete.Ciò detto, il diviſato erculeo pioppoTessero, altri in ghirlande, altri in festoni,Altri i maj ne piantaro. E di gia pienoDi sacrato liquore il gran catino,Tutti a mensa giojosi s'adagiaro,E spargendo, e beendo, a i santi numiPorser preghiere, e voti. Espero intantoEra a l'occidental lito vicinoGia per tuffarsi, quando i sacerdotiUn'altra volta, e'l buon Potizio avantiCon pelli indoſſo, e con facelle in manoCom'è costume, a convivar tornaro,E le ſeconde menſe, e l'are ſanteDi grati doni, e di gran piatti empiero.I ſalj intorno a i luminoſi altariGivano in treſca, e di populea frondeCingean le tempie. I vecchj da l'un coroLe prodezze cantavano, e le lodeDel grande Alcide. I giovani da l'altroN'atteggiavano i fatti: come primaFanciul da la matrigna insidiato,I due serpenti strangolasse in culla:E iiij
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