LIBRO OTTAVO.E'l fiume impaurito si ritrasse.Allor di Caco fu lo speco aperto,Scoprissi la sua reggia, e le sue dentroOmbrose, e formidabili caverne,Come chi de la terra il globo aprisseA viva forza, e de l'inferno il centroDiscovrisse in un tempo, e che di sopraDe l'abiſſo vedeſſe quelle oſcureDal cielo abbominate orride bolgeVedesse Pluto a l'improviso lumeRestar del sole attonito, e confuso;Cotal Caco da ſubito ſplendoreNe la sua tomba abbarbagliato, e chiusoDigrignar qual mastino Ercole vide.E non piu tosto il vide, che di sopraSassi, travi, tronconi, ogn'arme addossoFulgorando avventogli. Ei che ne fugaAvea, ne schermo al suo periglio altronde;Da le sue fauci (meraviglia a dirlo!)Vapori, e nubi a vomitar si diedeDi fumo, di caligine, e di vampa,Tal, che miste le tenebre col focoTogliean la vista a gli occhj, e'l lume a l'antro:Non però si contenne il forte Alcide,E iij
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