LIBRO OTTAVO.De'lor piè volte al campo, e verso l'antroSegno non si vedea, ch'a la speloncaIl cercator drizzasse. Avea gia moltiGiorni d'Anfitrion tenuto il figlioQui le ſue mandre, e ben paſciuto, e graſſoEra il suo armento; sì che nel partireTutte queste foreste, e questi colliDi querimonie, e di muggiti empiero.Mugghiò da l'altro canto, e'l vasto ſpecoDa lunge rintonar fece una vaccaDe le rinchiuſe. Onde ſchernita, e vanaRestò di Caco la custodia, e'l furto:Ch'udilla Alcide: e d'ira, e di furoreIn un subito acceso, a la sua mazzaCh'era di quercia nodorosa, e grave,Diè di piglio; e correndo al monte ascese.Quel dì da' nostri primamente CacoTemer fu visto. Si smarrì ne gli occhj,Si mise in fuga, e fu la fuga un volo;Tal gli aggiun$e un timor le penne a' piedi.Tosto, che ne la grotta si rinchiuse,Allentò le catene, e di quel monteUna gran falda a la ſua bocca oppoſe.Ch'a la bocca de l'antro un ſaſſo immaneE ij
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