DELL'ENEIDE66Avido sì, che'l suol n'avea mai sempreTiepido, ne grommavan le pareti;Ne pendevano i teschj intorno affissi,Di pallor, di squallor luridi, e marci.Volcano era suo padre: e de' suoi fochiPer la bocca spirando atri vaporiGìa d'un colosso, e d'una torre in guisa.Contra sì diro mostro, dopo moltiDannaggi, e molte morti, il tempo al fineNe diede, e questo Dio soccorso, e scampo.Egli di Spagna vincitor ne venneIn queste parti, de le spoglie altereDi Gerione, in cui tre volte estinseIn tre corpi una vita, e ne condusseTal qui d'Ibero un copioso armento,Ch'avea pien questo fiume, e questa valle.Caco ladron feroce, e furiosoD'ogni misfatto, e d'ogni sceleranzaArdito, e frodolente essecutore,Quattro tori involonne, e quattro vacche,Ch'eran fior de l'armento. E perche l'ormeIndizio non ne dessero; a rovescioPer la coda gli traſſe, e ne la grottaGli condusse, e celogli. Eran l'impronte
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